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Cheratocono

Il cheratocono consiste in una deformazione conoide della cornea che assume un andamento non più asferico ma ad andamento conico. In termini scientifici si definisce "ectasia" non infiammatoria della cornea. In Italia è stimato con un incidenza di un caso su duemila abitanti. L'esordio è l'evoluzione sono assai variabili e molto raramente viene riconosciute un'eziologia congenita. Si tratta quasi sempre di una condizione bilaterale ma frequentemente evolve in modo non asimmetrico nei due occhi.

Approfondimento
Il cheratocono si rende di norma manifesto verso la pubertà e progredisce sino ai 35-40 anni perido in cui si stabilizza. La sua origine rimane a tutt'oggi sconosciuta. Sulla base del rilievo di un elevata frequenza del cheratocono in gemelli, della presenza in membri della stessa famiglia e della bilateralità dell'interessamento oculare ne è stata ipotizzata una trasmissione genetica.
La tipica manifestazione clinica che si osserva nel cheratocono è una curvatura conica della cornea. Tale curvatura è responsabile di un astigmatismo irregolare tendenzialmente miopico progressivo. A secondo della localizzazione del cheratocono l'astigmatismo sarà tanto più elevato ed irregolare quanto più l'apice del cono sarà spostato dal vertice corneale. Alla lunga questo astigmatismo non può più essere corretto con lenti tradizionali, ma richiede l'applicazione di lenti a contatto semirigide apportunamente costruite.


I segni clinici del cheratocono variano in base al grado di evoluzione della malattia. Allo stadio iniziale è possibile la formazione di una piccola opacità anulare denominata Anello di Fleischer che potrà essere osservata solo dall'oftalmologo con il biomicroscopio (il paziente non ha disturbi da tale opacità periferica). Alla comparsa dell'anello di Fleischer si possano anche associare delle strie che vengono chiamte "strie di Vogt" anch'esse asintomatiche per il paziente.

Negli stadi evoluti possono essere presenti riduzione dello spessore corneale, opacità superficiali e stromali, edema a insorgenza acuta.
Il sospetto diagnostico insorge nel momento in cui un soggetto non riesce a raggiungere i 10/10 con la correzione o con l'aumentare di astigmatismo. Ricordiamo che l'astigmatismo è generalmente dovuto ad una simmetria di curvatura della cornea e che solitamente non aumenta nel corso della vita.
In cheratoconi avanzati si potrà notare il segno di MUNSON (vedi figura) dove, nello sguardo in basso, la cornea ectasica (deformata dal cheratocono) deformerà a sua volta il bordo palpebrale (assume un andamento a punta).

L'esame strumentale fondametale per la diagnosi e per il trattamento del cheratocono è rappresentato dalla topografia corneale.
Quest'esame si è rilevato fondamentale anche nella diagnosi del cheratocono nello stadio sub-clinico dove spesso sfuggiva anche all'oftalmologo più esperto. Si ricordi che prima dell'avvento della topografia l'astigmatismo e più in generale la misura della cornea, veniva fatta solo con oftalmometro. Con la topografia vengono colte anche le più piccole irregolarità di curvatura ponendo quindi l'oftalmologo a poter formulare una diagnosi anche in presenza di chratoconi che non manifestano ancora segni clinici o disturbi della visione. Un'altro esame strumentale, anche se di per sé non diagnostico, perché nelle fasi iniziali presenta solo lievi variazioni, è la Pachimetria.